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Nel segno della pecora

Il libro di cui vi parlo è di H. Murakami, autore che avevo preso in mano molti anni fa con Dance dance dance, mai finito, e ripreso con Kafka sulla spiaggia, che rileggerò presto e che è arrivato immediatamente al primo posto nella classifica dei miei libri preferiti. È anche un autore terribilmente difficile da definire, quindi perdonate se questa recensione vi sembrerà slegata, mancante di coerenza e logica. Dovrete trovarvi voi un senso, esattamente come nei romanzi di Murakami.
Ah, Dance dance dance lo leggerò quanto prima, adesso so come va affrontato.

Genere: è Murakami. Ma per chi non conosce Murakami, provo comunque a dare una definizione dell’indefinibile: è onirico, distopico, utopico, essenza della realtà e frattura nella stessa.

Trama: un trentenne senza nome, senza scopo nella vita, annoiato, che ha perso la presa (se mai l’ha avuta) sulle redini della propria esistenza, viene di colpo chiamato a rapporto dal braccio destro del Maestro, colui che, in un modo o nell’altro, decide e governa mezzo mondo. Da lui vogliono che ritrovi una pecora, che compare in una foto che egli ha usato poco tempo prima per un volantino. Così, lui e la sua ragazza dalle orecchie bellissime e con strani poteri partono per un viaggio alla ricerca dell’animale, seguendo le tracce del Sorcio, l’amico che gli ha mandato la foto, ritrovando brandelli di passato, relazioni sfilacciate, liberandosi dell’inutile e ritrovando il senso dell’essenziale e della vita. La pecora ha la strana facoltà di penetrare nelle coscienze di chi sceglie e di donare loro potere, in cambio di fare quello che le garba del mondo. Finirà? Come finirà? Si può fermare, si deve fermare?
Una cosa è certa: non è più il caso di lasciarsi scivolare la vita addosso.

Stile: è Murakami. E qui davvero faccio difficoltà a descriverlo in qualsiasi altro modo. Se chiunque altro scrivesse così, direi che è lo stile di Murakami – ma dovendo descrivere per l’appunto lo stile di Murakami, cercherò di farlo in modo per forza di cose approssimativo. È di una lentezza esasperante e di una velocità stordente. Sa cosa fare delle parole, sa come usarle per portare il lettore dove vuole, a sentire quello che vuole. Perdi il senso dello spazio, del tempo, perdi ogni appiglio logico-consequenziale, e quando smetti di leggere ci metti ben più di un attimo a riprendere le fila della tua esistenza, a capire di nuovo chi sei, a fare il punto. Ti sconvolge da dentro, ti butta in uno shaker e agita con gusto, ti rincoglionisce non poco. Portandoti con sé, alla fine fa di te il suo personaggio, e ti muove come vuole, e ti fa provare quello che vuole.

Personaggi: mediocri, ma esemplarmente tali. Funzionali alle emozioni, alle sensazioni, alle elucubrazioni. Ci sono storie che vertono sulla trama, altre sui personaggi. Murakami usa entrambe le cose come strumenti per trasmettere i suoi messaggi, come tramite delle sensazioni che il lettore deve provare. I suoi personaggi sono vuoti eppure pieni, vuoti per essere riempiti dal lettore, pieni di pensieri e sensazioni e metafisica.

Commento: mi sento ancora sottosopra come appena scesa dalle montagne russe. L’ho trovato un pelo sotto a Kafka, forse un po’ più metafisico, più elucubrativo, più cerebrale; dove Kafka aveva un po’ più mistero, un po’ più azione, questo ha pensieri, divagazioni filosofiche, viaggi nell’animo e nell’essenza umana.

Voto: 9/10

Consigliato: a chi non ha paura di entrare nello specchio e guardare, senza veli, senza abbellimenti, la realtà di qua e di là – a chi non ha paura di vedere chiaro grazie alle deformazioni – a chi non ha paura di perdersi irrimediabilmente per potersi, poi, forse, ritrovare.

7 Risposte a “Nel segno della pecora”

  1. Ho scoperto Murakami da poco e di suo ho letto "Norwegian Wood" e "La ragazza dello Sputnik" e mi sono piaciuti entrambi. "Nel segno della pecora" giace nella mia libreria e mi sa che dopo questa tua recensione sarà uno dei prossimi che leggerò ^^

  2. Consigliato, ma più consigliato è Kafka, assolutamente.Se la Pecora ti piace, sappi che questo è il primo di una trilogia, che prosegue con Dance dance dance e finisce con L'uccello che girava le viti del mondo. I due che hai letto tu mi mancano, invece, non ce li ho neanche a casa… toccherà rimediare =D

  3. Mi correggo, L'uccello non c'entra >.> Trilogia del ratto: Hear the Wind Sing, Pinball 1973, Nel segno della pecora (dei primi due trovi solo in inglese); Dance dance dance è a tutti gli effetti il seguito della Pecora, e in quanto tale potremmo definirlo il quarto della trilogia.

  4. Mi piace molto come in questo post tu descrivi lo stile di Murakami. io mi sono sentita esattamente come spieghi tu! :)Come forse ricordi, io ho appena finito Kafka…. che ho adorato al punto che oggi un po' mi dispiaceva restituirlo in biblioteca! Per consolarmi ho preso Il segno della pecora.

  5. Grazie ^-^ Non è stato facile descriverlo… ricordo di esser rimasta lì a cercare di mettere ordine ai pensieri per dar loro una forma coerente e comprensibile, e poi di aver pensato "ah, al diavolo!" e aver deciso di buttar giù tipo stream of consciousness. Che poi ho risistemato quanto basta e in effetti è venuto come volevo =)Capisco benissimo… per questo i suoi libri li colleziono in cartaceo, mi ci affeziono a livello fisico, oltre che alla storia. Ho detto che è amore! =D

  6. Da amante della lettura mi sono iscritta, di Murakami ho letto Dance dance dance e La fine del mondo e il paese delle meraviglie. Ho realizzato che devo essere con un certo stato mentale x apprezzare il suo stile unico. E adesso mi hai fatto venire voglia di leggerlo :)Prima però devo terminarne uno di C.R.Zafon! (che adoro!)

  7. RARGH avevo perso questo commento! Se hai già letto Dance dance dance potrebbe darti uno strano effetto vertigine leggere la Pecora :)Vero, Murakami chiede un certo stato mentale, infatti è dall'estate/autunno scorso che non leggo nulla di suo :/ adesso però credo si stia ricreando la magia…

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