Dance Dance Dance

Dance Dance Dance. Che dire di questo libro? Sono ancora risucchiata nell’Albergo del Delfino, e fatico a mettere a fuoco la realtà a sufficienza per parlarne in modo chiaro.

Murakami at his best.

Genere: racconto onirico, romanzo di formazione, introspezione psicologica, studio sociologico, un po’ di soprannaturale… c’è di tutto.
Trama: lo stesso protagonista della Pecora viene richiamato, in sogno, nell’Albergo del Delfino. Lì ritroverà l’uomo-pecora, e da lì partirà per un lunghissimo viaggio alla ricerca del suo posto nel mondo, seguendo fili sottilissimi, incrociando gente di ogni sorta, indagando su sparizioni, omicidi e scheletri in salotto.
Stile: è lo stile di Murakami, ormai chevvelodicoaffà. Descrizioni precise, analisi psicologica puntuale, POV saldissimo e parole che ti portano esattamente dove vogliono. Più che mai qui si coglie come Murakami scriva solo di quello che sa, senza addentrarsi in cespugli irti di stronzate come quelli dove vanno a pascolare gli scrittori che scrivono sul sentito dire.
Personaggi: puliti, non saprei come altrimenti definirli. Non c’è una sbavatura, non un’imperfezione, i personaggi di Murakami sono delineati con immensa maestria e coerenza, al punto tale che alla fine anche il lettore sente di conoscerli e saprebbe dire cosa potrebbe piacere o non piacere loro. Il protagonista, nella fattispecie, offre una piacevole mente in cui stare, e alla fine dei due libri mi manca davvero; era diventato un po’ un mio amico, grazie anche al fatto che in varie cose siamo simili.
Commento: un libro splendido, disorientante, da vertigini. Uno studio psicologico e sociale puntualissimo, e preciso. Uno spaccato di vita moderna. Un libro che mi è entrato nel cuore e che litiga con Kafka sulla spiaggia per il primo posto nella mia lista di libri preferiti.
Voto: 10/10
Consigliato: a chi vuole capire gli esseri umani, capirsi, a chi ogni tanto ha la sensazione di essere un po’ fuori sincrono con la realtà. A molti farà dire “ehi, questo è quello che ho sempre pensato anch’io, ma non riuscivo mai a trovare le parole per descriverlo!”.

Devi danzare, e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta.
Finché c’è musica, devi danzare!

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