A sud del confine, a ovest del sole

Un altro Murakami. Stavolta si tratta di un libro piuttosto breve, circa duecento pagine da leggere con un po’ di jazz in sottofondo.

Genere: un po’ come Norwegian Wood è un romanzo che va a indagare l’intimo umano, l’amore, il tradimento, il passato, lo scorrere del tempo.

Trama: Hajime trascorre la sua vita con un’insoddisfazione di fondo, qualcosa di non trovato, di non fatto che lo perseguita; questo qualcosa ha il volto di Shimamoto, la migliore amica dell’infanzia che avrebbe dovuto essere qualcosa di più se il tempo, lo spazio, la vita non si fossero messi di mezzo.
Sposato, con un lavoro che lo soddisfa e due figlie che adora, di colpo si ritrova davanti a Shimamoto, e il suo passato si prende tutto il suo presente, portandolo davanti a scelte e responsabilità.

Stile: pulito, essenziale e scorrevole, è il solito stile di Murakami che ti prende e ti porta esattamente dove vuole lui.

Personaggi: ogni personaggio, qui, è un simbolo, un rimando a una funzione umana – il passato, il presente, il futuro, la speranza, la delusione, il dolore, tutto quello che gira attorno all’esistenza umana e ai suoi nodi principali, tutto quello che può passare normalmente in testa alla gente almeno ogni tanto nella vita è lì, simboleggiato su carta da un personaggio, come sempre, di un certo spessore e un’ottima tridimensionalità.

Commento: il significato del romanzo, o del lungo racconto, arriva alla perfezione, forse anche grazie ai molti interrogativi lasciati aperti alla fine della narrazione, ma proprio questi interrogativi mi hanno lasciato un vago fastidio addosso, perché sono una scimmia curiosa e avrei voluto sapere cos’è successo, com’è andata a finire, che fine ha fatto.

Voto: 8½/10

Consigliato: a chi vuole sondare l’animo umano, scavarvi dentro e vedere tutto quello che c’è, di bello e di brutto, al suo interno, senza veli né ombre.

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